In 30 secondi

  • Riferimento normativo: 26 °C con 2 °C di tolleranza per gli ambienti raffrescati, secondo il DPR 74/2013.
  • Conta più il salto termico con l’esterno che il numero assoluto: oltre 6–7 gradi di differenza il passaggio dentro-fuori diventa sgradevole e per alcune persone rischioso.
  • Di notte conviene alzare il set point di 1–2 gradi: durante il sonno la temperatura corporea scende e il fabbisogno di raffrescamento diminuisce.
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La domanda sulla temperatura giusta nasconde una domanda migliore: giusta rispetto a cosa. Rispetto al comfort percepito, al consumo, alla salute o alla norma le risposte non coincidono del tutto. Meglio guardarle separatamente e poi metterle insieme.

La norma

Il riferimento normativo

Il DPR 74/2013 stabilisce che durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione estiva la media ponderata delle temperature dell’aria misurate nei singoli ambienti raffrescati non deve essere inferiore a 26 °C, con una tolleranza di 2 gradi, per tutti gli edifici.

Due precisazioni sulla lettura corretta di questa norma. Si parla di media ponderata dell’unità immobiliare, non della temperatura istantanea di una singola stanza. E il vincolo riguarda gli impianti di climatizzazione: è il quadro entro cui regolare, non un obbligo di tenere esattamente 26,0 °C.

La stessa norma fissa il limite invernale a 20 °C con 2 gradi di tolleranza. La forbice normativa tra le due stagioni, 20 e 26 °C, è più ampia di quanto molti immaginino, e riflette il fatto che il corpo si adatta stagionalmente: 26 °C ad agosto sono percepiti come freschi, a gennaio sarebbero caldi.

Il criterio vero

Il salto termico conta più del numero

Il parametro che determina sia il comfort sia il consumo non è la temperatura interna in sé, ma la sua differenza rispetto all’esterno.

Sul piano del consumo la relazione è diretta: l’energia necessaria è proporzionale al salto termico da mantenere. Con 34 °C fuori, tenere 26 °C significa gestire 8 gradi; tenere 22 °C significa gestirne 12, cioè metà lavoro in più per tutte le ore di accensione.

Temperatura esternaSet point ragionevoleSalto termico
28 °C25 °C3 °C
32 °C26 °C6 °C
36 °C27 °C9 °C
40 °C28 °C12 °C

La logica della tabella può sembrare paradossale — più fa caldo fuori, più alzo dentro — ma è quella corretta. Un salto di 6–7 gradi è il limite oltre il quale il passaggio tra interno ed esterno diventa uno stress termico percepibile, e per persone anziane, bambini piccoli o soggetti con problemi cardiovascolari o respiratori è un fattore da non sottovalutare.

Nelle giornate estreme, quindi, l’obiettivo non è portare la casa a 24 °C: è portarla a una temperatura sopportabile riducendo il salto. 28 °C con aria in movimento e umidità sotto controllo sono più sani di 24 °C con 40 °C fuori.

L’umidità cambia la percezione più della temperatura

Il corpo si raffredda soprattutto attraverso l’evaporazione del sudore. Quando l’umidità relativa è alta, l’evaporazione rallenta e la stessa temperatura viene percepita come molto più opprimente.

Questo spiega perché una giornata a 28 °C con il 50% di umidità sia sopportabile e una a 27 °C con l’80% non lo sia. Il termometro dice che la seconda è più fresca; il corpo dice il contrario, e ha ragione.

La conseguenza pratica è che, quando il disagio è dovuto all’umidità, abbassare il set point è la risposta sbagliata: costa di più e risolve poco. La risposta giusta è la modalità di deumidificazione, che fa passare l’aria sullo scambiatore freddo per condensarne il vapore, riducendo l’umidità senza inseguire una temperatura bassa.

L’intervallo di umidità relativa generalmente indicato come confortevole in casa è 40–60%. Scendere molto sotto il 40% non aumenta il comfort e secca le mucose.

La notte: alzare, non abbassare

Durante il sonno la temperatura corporea scende naturalmente di alcuni decimi di grado e il metabolismo rallenta. Il fabbisogno di raffrescamento diminuisce, mentre la sensibilità alle correnti d’aria fredda aumenta.

Da qui la strategia notturna corretta, che è l’opposto dell’intuizione:

  • Alzare il set point di 1–2 gradi rispetto al valore diurno, non abbassarlo.
  • Attivare la modalità notte, che fa esattamente questo in modo graduale e riduce la velocità della ventola.
  • Orientare i deflettori in modo che il flusso non colpisca direttamente il letto.
  • Usare il timer per lo spegnimento nelle ore più fresche prima dell’alba, quando la temperatura esterna scende.

Il risveglio accaldato dopo una notte con il climatizzatore impostato molto basso ha spesso questa causa: l’apparecchio si è fermato perché ha raggiunto un set point troppo ambizioso, la stanza si è riscaldata di nuovo e il ciclo si è ripetuto. Un set point più alto e stabile dà un sonno migliore e consuma meno.

Il contesto

Prima del termostato: quello che decide il punto di partenza

Il set point governa dove si vuole arrivare. Quanto costa arrivarci dipende da fattori che il telecomando non controlla.

FattoreEffetto sul lavoro del climatizzatore
Finestra a ovest non schermataCentinaia di watt di apporto solare nelle ore serali
Ultimo piano sotto tetto non isolatoCarico termico dall’alto per tutta la giornata
Porte aperte su stanze non trattateVolume reale molto maggiore
Nessuna ventilazione notturnaLa casa parte già calda ogni sera
Filtri sporchiPortata d’aria ridotta, tempi più lunghi

Agire su queste voci sposta il punto di partenza. Una stanza che alle 22 è a 26 °C invece che a 30 richiede pochissimo lavoro per restare a 26; una che è a 30 ne richiede molto, qualunque numero si imposti sul telecomando.

Domande frequenti

A che temperatura va impostato il climatizzatore in estate?Il riferimento del DPR 74/2013 è 26 °C con 2 gradi di tolleranza. Nelle giornate molto calde conviene alzare ulteriormente, per non superare un salto termico di 6–7 gradi rispetto all’esterno.
È vero che ogni grado in meno costa molto di più?Sì, perché l’energia necessaria è proporzionale al salto termico con l’esterno. Con 34 °C fuori, passare da 26 a 22 °C significa gestire 12 gradi invece di 8, cioè circa metà lavoro in più per tutte le ore di funzionamento.
Perché mi sveglio accaldato anche con il climatizzatore acceso?Spesso perché il set point è troppo basso: l’apparecchio raggiunge la temperatura, si ferma, la stanza si riscalda e il ciclo si ripete. Un set point più alto e stabile, con la modalità notte attiva, dà un risultato migliore.
Meglio abbassare la temperatura o usare la deumidificazione?Se il disagio deriva dall’aria pesante e appiccicosa, la deumidificazione è più efficace e meno costosa. L’umidità relativa confortevole in casa si colloca tra il 40% e il 60%.

Fonti e metodo

I valori tecnici citati provengono da normativa vigente, documentazione istituzionale e dalle grandezze dichiarate obbligatoriamente sull’etichetta energetica. I costi in euro sono calcoli espliciti a partire dal prezzo ARERA del IV trimestre 2026 (0,4343 €/kWh, tasse incluse; delibera 338/2026/R/eel del 29 settembre 2026, +37,3% sul trimestre precedente): con un’altra tariffa il risultato cambia in proporzione, e la formula resta valida.

Ultima verifica fonti: 4 settembre 2026 · Metodo editoriale · Segnala una correzione

Nota: informazioni generali. Per impianti elettrici, gas, refrigeranti, lavori sull’involucro o problemi persistenti rivolgiti a un professionista qualificato.