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- La formula è consumo elettrico = fabbisogno termico ÷ SCOP. Tutto il resto serve a stimare bene i due termini.
- Esempio: 7.000 kWh termici ÷ SCOP 3,5 = 2.000 kWh elettrici = circa 869 € a 0,4343 €/kWh.
- Il rendimento reale scende sotto quello dichiarato per temperatura di mandata alta, sbrinamenti frequenti e intervento della resistenza integrativa.
Le stime sul consumo di una pompa di calore circolano in forme molto diverse tra loro, e il motivo è che dipendono da due grandezze che cambiano da casa a casa. Una volta capito quali sono, il calcolo è alla portata di chiunque e dà un numero molto più utile di qualunque media.
COP e SCOP: due numeri diversi
Il COP è il coefficiente di prestazione istantaneo: quanti kWh di calore la macchina produce per ogni kWh elettrico assorbito, in una specifica condizione di prova. Un COP di 4 significa 4 kWh di calore per 1 kWh consumato.
Il SCOP è lo stesso rapporto ma mediato su un’intera stagione di riscaldamento, quindi tiene conto di temperature esterne diverse, dei carichi parziali, degli sbrinamenti e degli avvii. È il numero da usare per stimare un consumo annuo; il COP serve per confrontare macchine in condizioni identiche.
Non è magia: la macchina non crea energia. Ne sposta molta usandone poca, esattamente come un frigorifero sposta calore dall’interno all’esterno. Il kWh elettrico paga il lavoro del compressore, non il calore.
Stimare il fabbisogno della casa
Il fabbisogno termico annuo è la quantità di calore che serve per tenere la casa in temperatura per una stagione. Ci sono tre modi per stimarlo, in ordine di affidabilità.
1. Dall’APE. L’attestato di prestazione energetica riporta l’indice di prestazione per la climatizzazione invernale in kWh/m² all’anno. Moltiplicato per la superficie dà il fabbisogno. È il dato migliore se disponibile.
2. Dai consumi attuali di gas. Se oggi scaldi a metano, prendi gli Smc consumati in una stagione e converti: fabbisogno ≈ Smc × 9,5 × rendimento della caldaia. Con 900 Smc e una condensazione al 95%: 900 × 9,5 × 0,95 ≈ 8.100 kWh termici. È il metodo più realistico perché parte dai tuoi consumi veri.
3. Per ordine di grandezza. Se non hai né l’uno né l’altro:
| Tipo di edificio | Fabbisogno indicativo | Su 100 m² |
|---|---|---|
| Nuovo o ristrutturato con cappotto | 30–50 kWh/m² anno | 3.000–5.000 kWh |
| Anni 2000, isolamento discreto | 60–90 kWh/m² anno | 6.000–9.000 kWh |
| Anni 70–80, non isolato | 120–180 kWh/m² anno | 12.000–18.000 kWh |
Le forbici sono ampie perché dipendono da zona climatica, esposizione, piano e superficie disperdente. Il metodo 2 resta di gran lunga preferibile quando è applicabile.
Il calcolo completo, con i costi
Applichiamo la formula a tre casi tipici, con elettricità a 0,4343 €/kWh:
| Caso | Fabbisogno | SCOP | kWh elettrici | Costo annuo |
|---|---|---|---|---|
| Appartamento 80 m² ben isolato | 4.000 kWh | 4,0 | 1.000 | 434 € |
| Appartamento 100 m² medio | 7.000 kWh | 3,5 | 2.000 | 869 € |
| Villetta 140 m² poco isolata | 16.000 kWh | 2,8 | 5.714 | 2.482 € |
La terza riga illustra il punto più importante di tutta questa guida: la pompa di calore non compensa un involucro cattivo. Su una casa che disperde molto, il fabbisogno alto e il SCOP basso si moltiplicano tra loro. Isolare prima e installare dopo non è un consiglio di prudenza, è aritmetica.
Per riferimento, la stessa villetta scaldata con una caldaia a condensazione a 1,4372 €/Smc costerebbe circa 2.548 € l’anno. La pompa di calore resta più economica, ma solo di circa 66 € l’anno, e su una spesa di quel livello l’intervento più redditizio non è cambiare il generatore.
Perché il rendimento reale scende sotto quello dichiarato
Il SCOP di scheda tecnica è misurato in condizioni normalizzate. Nell’uso reale quattro fattori lo abbassano, e tre su quattro dipendono da come l’impianto è progettato e regolato.
La temperatura di mandata. È il fattore dominante. Ogni grado in più richiesto all’acqua abbassa il COP. Un impianto che lavora a 50 °C invece che a 35 può perdere una parte importante del rendimento dichiarato. È il motivo per cui il terminale di emissione conta più della marca della macchina.
La resistenza integrativa. Quando la pompa di calore non riesce a coprire il fabbisogno — freddo intenso, macchina sottodimensionata, richiesta di punta — entra in funzione una resistenza elettrica con rendimento 1. Ogni kWh prodotto in quel modo costa 0,4343 € invece di 0,1241. Se lavora spesso, il SCOP stagionale reale crolla.
Gli sbrinamenti. Con aria esterna fredda e umida si forma brina sull’evaporatore esterno. Il ciclo si inverte temporaneamente per scioglierla: in quei minuti la macchina consuma senza scaldare la casa.
I cicli brevi. Una macchina sovradimensionata raggiunge la temperatura, si ferma, riparte. Ogni avvio ha un costo e un’efficienza inferiore al regime stabilizzato. È il motivo per cui una pompa di calore va fatta lavorare in continuo a bassa temperatura invece che a cicli.
Il modo più affidabile per conoscere il rendimento reale del proprio impianto è misurarlo: molte macchine registrano energia elettrica assorbita ed energia termica prodotta, e il rapporto tra le due su una stagione è il SCOP effettivo, non quello dichiarato.
Le voci che si aggiungono al consumo
Il calcolo precedente riguarda il solo riscaldamento. Su una bolletta reale se ne aggiungono altre.
- L’acqua calda sanitaria, se prodotta dalla stessa macchina. Richiede temperature più alte del riscaldamento, quindi lavora a COP inferiore. Può valere 800–1.500 kWh termici l’anno per una famiglia.
- Il raffrescamento estivo, se la macchina è reversibile.
- Le pompe di circolazione dell’impianto, che assorbono in continuo durante il funzionamento.
- L’eventuale aumento della potenza impegnata del contatore, che non è un consumo ma un costo fisso mensile in più.
In direzione opposta va considerato l’autoconsumo da fotovoltaico, se presente. Ogni kWh autoprodotto e consumato dalla pompa di calore esce dal conteggio a 0,4343 €. È la combinazione che rende la pompa di calore incomparabilmente più economica di qualunque alternativa, e spiega perché i due impianti vengano spesso proposti insieme.
Domande frequenti
Fonti e metodo
I confronti in euro sono calcoli espliciti a partire da due riferimenti ARERA: 0,4343 €/kWh per l’energia elettrica (cliente tipo in Maggior Tutela, IV trimestre 2026: delibera 338/2026/R/eel del 29 settembre 2026, +37,3% sul trimestre precedente) e 1,4372 €/Smc per il gas (prezzo di riferimento per il cliente tipo del Servizio di tutela della vulnerabilità, agosto 2026). Il potere calorifico del metano è assunto pari a 9,5 kWh/Smc. Con una tariffa diversa il risultato cambia in proporzione e la formula resta valida.
- ARERA — aggiornamento tariffe IV trimestre 2026Prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo in Maggior Tutela: 0,4343 €/kWh tasse incluse dal 1° ottobre 2026 (delibera 338/2026/R/eel del 29 settembre 2026, +37,3% sul trimestre precedente).
- ARERA — prezzo del gas per i clienti vulnerabili, agosto 2026Prezzo di riferimento tutto compreso per il cliente tipo del Servizio di tutela della vulnerabilità: 143,72 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse.
- ENEA — consigli per il riscaldamentoBuone pratiche su temperatura, regolazione, manutenzione e riduzione degli sprechi.
- ENEA — dieci consigli per i riscaldamentiBuone pratiche per limitare dispersioni e gestire il riscaldamento.
Nota: informazioni generali. Per impianti elettrici, gas, refrigeranti, lavori sull’involucro o problemi persistenti rivolgiti a un professionista qualificato.
