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- Riferimento normativo: 20 °C con 2 °C di tolleranza per le abitazioni, secondo il DPR 74/2013. Alcuni comuni impongono limiti più bassi.
- Ogni grado in meno vale indicativamente 5–7% di consumo in meno per il riscaldamento, ed è a costo zero.
- Le stanze non hanno bisogno della stessa temperatura: camera 17–18 °C, soggiorno 19–20, bagno 22 al momento dell’uso.
La domanda “a quanti gradi tenere casa” ha una risposta normativa unica e una risposta pratica che cambia da stanza a stanza. Trattare l’intera abitazione come un unico ambiente da portare allo stesso valore è comodo, ma è anche il motivo per cui molte case riscaldano a lungo locali in cui non c’è nessuno.
Il limite di legge e la sua tolleranza
Il DPR 74/2013 stabilisce che durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione invernale la media ponderata delle temperature dell’aria misurate nei singoli ambienti riscaldati non deve superare 20 °C, con una tolleranza di 2 °C, per gli edifici residenziali. Per gli edifici industriali e artigianali il limite scende a 18 °C con la stessa tolleranza.
Tre precisazioni sulla lettura corretta.
Si parla di media ponderata dell’unità immobiliare, non della temperatura istantanea di ogni singola stanza. Un bagno a 22 °C compensato da un corridoio a 17 rientra nel quadro.
La tolleranza di 2 gradi non è un permesso a tenere stabilmente 22 °C: è un margine tecnico che tiene conto dell’inerzia degli impianti e dell’imprecisione delle misure.
I comuni possono adottare limiti più restrittivi, e alcuni lo fanno. Conviene verificare le ordinanze locali prima di regolare il termostato sul valore nazionale.
Quanto vale ogni grado
Il riscaldamento serve a mantenere una differenza di temperatura tra dentro e fuori, e l’energia necessaria è proporzionale a quella differenza. Ridurre la temperatura interna riduce direttamente il lavoro dell’impianto.
Le indicazioni tecniche correnti collocano il risparmio tra il 5% e il 7% del consumo di riscaldamento per ogni grado in meno. Il valore reale dipende da isolamento, clima e ore di funzionamento, ma l’ordine di grandezza è affidabile.
| Da → a | Riduzione stimata | Su una spesa annua di 1.100 € |
|---|---|---|
| 22 → 21 °C | 5–7% | 55–77 € |
| 22 → 20 °C | 10–14% | 110–154 € |
| 22 → 19 °C | 15–21% | 165–231 € |
Nessuna di queste righe richiede di spendere un euro o di installare qualcosa. È la ragione per cui la regolazione va sempre prima della manutenzione, delle dispersioni e della sostituzione dell’impianto.
Un punto spesso trascurato: chi percepisce freddo a 20 °C dovrebbe controllare l’umidità prima di alzare il termostato. Un’aria troppo secca aumenta l’evaporazione dalla pelle e fa percepire meno calore. Riportare l’umidità nell’intervallo 40–60% può eliminare la sensazione di freddo senza toccare la temperatura.
I valori giusti stanza per stanza
| Ambiente | Temperatura ragionevole | Perché |
|---|---|---|
| Soggiorno, sala da pranzo | 19–20 °C | Attività sedentaria prolungata |
| Camera da letto | 17–18 °C | Sotto le coperte il fabbisogno è minore; il sonno migliora in ambiente fresco |
| Bagno | 22 °C al momento dell’uso | Corpo scoperto e bagnato: la percezione cambia molto |
| Cucina | 18–19 °C | Cottura ed elettrodomestici forniscono calore gratuito |
| Corridoi e disimpegni | 16–17 °C | Attraversati, non vissuti |
| Stanze non utilizzate | 16 °C, mai spente | Sotto quel valore le pareti attirano il vapore e favoriscono la muffa |
L’ultima riga è la più importante e la più controintuitiva. Chiudere completamente il riscaldamento in una stanza sembra un risparmio netto, ma le sue pareti si raffreddano e diventano il punto più freddo della casa. Il vapore prodotto in cucina, in bagno e dal respiro migra verso quella stanza e vi condensa. È il meccanismo che genera la muffa nella camera degli ospiti, e il danno costa molto più del riscaldamento risparmiato.
Lo strumento per applicare questa zonizzazione sono le valvole termostatiche, che regolano ciascun radiatore in base alla temperatura della propria stanza. Senza di esse, un termostato unico impone lo stesso comando a tutta la casa.
La notte e le assenze
La strategia più efficace non è né tenere sempre la stessa temperatura né spegnere: è attenuare.
| Momento | Impostazione |
|---|---|
| Ore di presenza | 19–20 °C |
| Notte | 16–17 °C |
| Casa vuota nella giornata | 16–17 °C |
| Assenza di più giorni | 12–14 °C, mai spegnimento totale |
Abbassare invece di spegnere evita che le strutture dell’edificio si raffreddino troppo. Alla ripresa l’impianto deve riportare in temperatura solo l’aria, non tutta la massa di muri e arredi, quindi la ripartenza è breve e non richiede lunghi periodi alla massima potenza.
Sull’ultima riga, due ragioni per non azzerare mai durante un’assenza prolungata: il rischio di congelamento delle tubazioni nelle zone fredde, e la migrazione dell’umidità verso pareti raffreddate. Tenere una temperatura minima di mantenimento costa poco e mette al riparo da entrambi.
Un cronotermostato programmabile automatizza tutto questo e si ripaga in fretta. Sui sistemi a condensazione o a pompa di calore, la versione modulante che dialoga con il generatore è quella che permette di sfruttarne il rendimento.
Se il termostato legge male, tutto il resto non serve
Tutte le impostazioni di cui sopra presuppongono che il termostato misuri una temperatura rappresentativa. Spesso non è così, e l’errore è invisibile perché il numero sul display sembra sempre corretto.
- Su parete esterna: legge più freddo del reale, e fa lavorare l’impianto oltre il necessario per tutto l’inverno.
- Sopra o vicino a un radiatore: legge più caldo, e ferma l’impianto troppo presto lasciando la casa fredda.
- Vicino a una porta d’ingresso o a una finestra: letture instabili a ogni apertura.
- Al sole diretto, anche solo per un’ora al giorno: picco falsato.
- In un corridoio: misura l’ambiente meno rappresentativo della casa.
La posizione corretta è su una parete interna, a circa 1,5 metri da terra, in aria libera, nella stanza più vissuta. Se il termostato è murato nel punto sbagliato e non si può spostare, un modello senza fili risolve il problema con una spesa contenuta.
Domande frequenti
Fonti e metodo
I limiti di temperatura e le condizioni di esercizio derivano dal DPR 74/2013. Le stime di risparmio per grado sono ordini di grandezza correnti nella documentazione tecnica sull’efficienza energetica: il valore reale dipende da isolamento, zona climatica e ore di funzionamento dell’impianto.
- DPR 16 aprile 2013 n. 74 — testo del regolamentoLimiti di temperatura, periodi e durate di esercizio degli impianti termici.
- ENEA — consigli per il riscaldamentoBuone pratiche su temperatura, regolazione, manutenzione e riduzione degli sprechi.
- Istituto Superiore di Sanità — qualità dell’aria indoorApprofondimenti su ambiente indoor, ventilazione, umidità e fattori di rischio.
- ENEA — dieci consigli per i riscaldamentiBuone pratiche per limitare dispersioni e gestire il riscaldamento.
Nota: informazioni generali. Per impianti elettrici, gas, refrigeranti, lavori sull’involucro o problemi persistenti rivolgiti a un professionista qualificato.
