In 30 secondi

  • Il DPR 74/2013 fissa il limite di 20 °C con 2 °C di tolleranza per le abitazioni, e la durata giornaliera massima varia per zona climatica, da 6 ore in zona A a 14 in zona E.
  • Gli impianti possono funzionare non prima delle 5:00 e non oltre le 23:00. I comuni possono imporre regole più restrittive.
  • Il criterio di scelta è pratico: se dopo tre ore di spegnimento la casa perde meno di 2 °C, l’intermittenza conviene. Se ne perde molti di più, conviene la continuità a temperatura ridotta.
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È la discussione domestica più ricorrente dell’inverno, e ha generato due partiti convinti di avere ragione. Hanno ragione entrambi, ma per case diverse. La variabile che decide non è l’opinione: è l’inerzia termica dell’edificio, e si può misurare in una sera.

Il quadro normativo

Le regole che valgono comunque

Prima di ottimizzare conviene sapere entro quali limiti si può operare. Il DPR 74/2013 stabilisce che durante il funzionamento dell’impianto di climatizzazione invernale la media ponderata delle temperature negli ambienti riscaldati non deve superare 20 °C, con una tolleranza di 2 °C, per gli edifici residenziali.

I periodi e le durate giornaliere massime dipendono dalla zona climatica di appartenenza del comune, classificata in base ai gradi-giorno:

ZonaPeriodoOre massime al giorno
A1 dicembre – 15 marzo6
B1 dicembre – 31 marzo8
C15 novembre – 31 marzo10
D1 novembre – 15 aprile12
E15 ottobre – 15 aprile14
FNessuna limitazioneNessuna

Gli impianti non possono essere accesi prima delle 5:00 né restare in funzione dopo le 23:00. Fuori dal periodo stabilito l’accensione è ammessa solo in presenza di condizioni climatiche che la giustifichino, e per una durata giornaliera non superiore alla metà di quella ordinaria.

Due precisazioni pratiche. La prima: i comuni possono adottare regole più restrittive, e alcuni lo fanno, per esempio abbassando il limite di temperatura. La seconda: queste ore sono un massimo di funzionamento dell’impianto, non un obbligo di accensione continua entro quella finestra.

Riferimento: DPR 16 aprile 2013 n. 74, articoli 3 e 4.

Il test

Il vero criterio: quanto in fretta si raffredda casa tua

Quando spegni il riscaldamento, la temperatura non crolla di colpo: le strutture dell’edificio hanno accumulato calore e lo restituiscono lentamente. Questa è l’inerzia termica, e la sua entità decide quale strategia conviene.

Il test richiede una sera e un termometro:

  1. Porta la casa a regime, per esempio 20 °C.
  2. Spegni completamente il riscaldamento e annota ora e temperatura.
  3. Rileggi la temperatura dopo tre ore, in mezzo alla stanza, lontano da finestre.
Perdita in 3 oreChe casa haiStrategia conveniente
Meno di 2 °CInvolucro buono, alta inerziaIntermittenza: spegni quando esci e di notte
2–4 °CSituazione intermediaAttenuazione notturna di 3–4 °C, non spegnimento
Più di 4 °CInvolucro debole, bassa inerziaContinuità a temperatura ridotta

Il ragionamento dietro la tabella è questo. Se la casa si raffredda in fretta, spegnere fa scendere molto la temperatura di muri e arredi. Alla riaccensione la caldaia deve riportare in temperatura non solo l’aria, ma tutta la massa dell’edificio, e lo fa lavorando a lungo alla massima potenza, cioè nella condizione di minima efficienza. Il risparmio delle ore di spegnimento viene mangiato dalla ripartenza.

Se invece la casa trattiene bene il calore, le ore di spegnimento sono ore di consumo azzerato pagate con una perdita di temperatura minima e una ripartenza breve. In quel caso l’intermittenza vince nettamente.

Perché la caldaia a condensazione cambia il calcolo

Con una caldaia a condensazione o una pompa di calore, la marcia continua a temperatura di mandata bassa non è solo comoda: è tecnicamente più efficiente.

Una caldaia a condensazione recupera il calore latente contenuto nei fumi, ma per farlo ha bisogno che l’acqua di ritorno dall’impianto sia abbastanza fredda da far condensare il vapore acqueo dei fumi stessi. Se l’impianto lavora costantemente a mandata alta — la condizione tipica quando si insegue una riaccensione rapida — la condensazione avviene poco e il rendimento scende verso quello di una caldaia tradizionale.

La stessa logica, ancora più marcata, vale per le pompe di calore: il loro rendimento cresce quanto più bassa è la temperatura di mandata. Un impianto a pompa di calore gestito a cicli di accensione e spegnimento con mandata alta lavora nel punto peggiore della sua curva.

Per questi impianti, quindi, la risposta pende decisamente verso la marcia continua con temperatura di mandata bassa e regolazione climatica, cioè con la temperatura dell’acqua che si adatta automaticamente a quella esterna. Con una vecchia caldaia a gas tradizionale, che non ha questo vantaggio, il calcolo torna a dipendere solo dall’inerzia dell’edificio.

La soluzione pratica

L’attenuazione notturna: la via di mezzo che funziona quasi sempre

Nella maggior parte delle case italiane la risposta migliore non è né “sempre acceso” né “spento quando esco”, ma attenuato: abbassare il set point di 3–4 gradi invece di azzerarlo.

Il vantaggio è duplice. Si evita che le strutture si raffreddino troppo, quindi la ripartenza è breve e non richiede lunghi periodi alla massima potenza. E si riduce comunque il consumo, perché la differenza di temperatura tra interno ed esterno è minore per tutte le ore di attenuazione.

MomentoImpostazione ragionevole
Mattina, ore di presenza19–20 °C
Giornata con casa vuota16–17 °C
Sera, ore di presenza19–20 °C
Notte16–17 °C
Assenza di più giorni12–14 °C, mai spegnimento totale

L’ultima riga è quella che fa risparmiare di più a chi si assenta spesso. Spegnere del tutto per una settimana espone la casa a due rischi: il congelamento delle tubazioni nelle zone fredde, e soprattutto la migrazione dell’umidità verso le pareti raffreddate, con formazione di muffa. Una temperatura di mantenimento bassa costa poco e previene entrambi.

Un cronotermostato programmabile rende tutto questo automatico e si ripaga in fretta. La versione modulante, che dialoga con la caldaia per regolarne la potenza invece di limitarsi ad accendere e spegnere, è quella che sfrutta meglio una caldaia a condensazione.

Gli errori che annullano qualunque strategia

  • Coprire i radiatori. Un copritermosifone, una mensola sporgente o una tenda che scende davanti al radiatore ne riducono la resa in modo significativo, perché bloccano sia la convezione dell’aria sia l’irraggiamento verso la stanza.
  • Mobili addossati al radiatore. Un divano davanti al termosifone intercetta il calore e lo restituisce alla parete invece che all’ambiente.
  • Aria nei radiatori. Se la parte alta resta fredda mentre la bassa scalda, c’è aria nel circuito. Lo sfiato è un’operazione di pochi minuti e va fatta a inizio stagione.
  • Valvole termostatiche tutte al massimo. La valvola non regola la velocità di riscaldamento, regola la temperatura di arresto. Metterla su 5 non scalda più in fretta: scalda oltre il necessario.
  • Termostato in posizione sbagliata. Un termostato su parete esterna, vicino a una porta o sopra un radiatore legge una temperatura che non rappresenta la stanza, e fa lavorare l’impianto in modo scorretto tutto l’inverno.
  • Impianto non bilanciato. Se una stanza è sempre troppo calda e un’altra sempre fredda, il problema è la distribuzione dell’acqua tra i radiatori. Il bilanciamento è un intervento del tecnico che spesso vale più di qualunque regolazione del termostato.

Nei condomini con riscaldamento centralizzato va ricordato che i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore consentono di pagare in proporzione al consumo effettivo. In quel contesto la regolazione delle valvole nelle proprie stanze ha un effetto diretto sulla ripartizione della spesa.

Domande frequenti

È vero che conviene lasciare i termosifoni sempre accesi?Solo in case che si raffreddano rapidamente o con impianti a condensazione e pompa di calore, dove la marcia continua a bassa temperatura è più efficiente. In un edificio ben isolato l’intermittenza consuma meno. Il test delle tre ore permette di capire in quale caso ti trovi.
Quante ore al giorno posso tenere acceso il riscaldamento?Dipende dalla zona climatica del comune: 6 ore in zona A, 8 in B, 10 in C, 12 in D, 14 in E, nessun limite in zona F. L’orario consentito va comunque dalle 5:00 alle 23:00, salvo ordinanze comunali più restrittive.
Conviene spegnere il riscaldamento quando esco per otto ore?Meglio attenuare che spegnere: abbassare il set point a 16–17 °C riduce il consumo senza far raffreddare le strutture, così la ripartenza è breve. Lo spegnimento totale conviene solo in edifici con inerzia termica elevata.
Devo spegnere il riscaldamento quando apro le finestre?Sì, o almeno chiudere le valvole termostatiche della stanza. Altrimenti la valvola rileva l’aria fredda in ingresso e apre al massimo, riscaldando aria che sta uscendo dalla finestra. Bastano 5–10 minuti di ventilazione incrociata.

Fonti e metodo

I limiti di temperatura, i periodi e le durate di esercizio citati derivano dal DPR 74/2013 e dalla classificazione in zone climatiche del DPR 412/93. I comuni possono adottare regole più restrittive: verifica sempre le ordinanze locali. I punti di rugiada sono calcolati con la formula di Magnus alle condizioni indicate.

Ultima verifica fonti: 4 settembre 2026 · Metodo editoriale · Segnala una correzione

Nota: informazioni generali. Per impianti elettrici, gas, refrigeranti, lavori sull’involucro o problemi persistenti rivolgiti a un professionista qualificato.