In 30 secondi
- Su molte teste termostatiche la posizione 3 è tarata intorno ai 20 °C, indicata dai costruttori come condizione di riferimento per il risparmio.
- Non esiste una scala fissata per legge o da una norma. La taratura la sceglie il produttore: il dato certo sta nel manuale del tuo modello.
- La valvola è un termostato, non un rubinetto. Impostarla su 5 non riscalda più in fretta: fa solo chiudere la valvola molto più tardi.
Se cerchi a quanti gradi corrisponde il 3 della valvola termostatica, troverai risposte che si contraddicono apertamente. Alcune fonti indicano il 3 a 20 °C con incrementi di cinque gradi per tacca. Altre lo collocano tra 18 e 20 °C, con un intervallo molto più stretto tra una posizione e l’altra. Altre ancora partono dal numero 1 a 10 °C.
Non sono errori di battitura e non è che una tabella sia giusta e le altre sbagliate. Descrivono cose diverse, e la differenza conta quando devi decidere dove lasciare la manopola.
La risposta breve, e perché non basta
La scala più diffusa nelle schede tecniche dei costruttori europei è lineare, con circa cinque gradi di differenza tra una posizione e la successiva:
| Posizione | Temperatura impostata (taratura tipica) |
|---|---|
| ❄ (antigelo) | circa 7 °C |
| 1 | circa 10 °C |
| 2 | circa 15 °C |
| 3 | circa 20 °C |
| 4 | circa 25 °C |
| 5 | circa 28-30 °C (apertura massima) |
Questa è la taratura che compare nella documentazione tecnica di teste termostatiche certificate secondo la norma UNI EN 215, dove il valore minimo di regolazione corrisponde alla posizione antigelo e la posizione 3 viene indicata come condizione di risparmio.
Fin qui la risposta rapida. Il problema è che questa tabella descrive la temperatura impostata, cioè il valore a cui la valvola smette di far passare acqua calda. Non descrive la temperatura che otterrai davvero nella stanza.
Il numero non è una potenza, è un obiettivo
Sulla manopola non stai scegliendo quanto deve scaldare il termosifone. Stai scegliendo a che temperatura deve fermarsi. È la stessa logica di un termostato a parete, applicata a una sola stanza.
Perché circolano tabelle diverse
Le altre tabelle che trovi online, quelle con intervalli stretti del tipo 1 uguale a 16-17 °C e 3 uguale a 18-20 °C, non descrivono la taratura della testa. Descrivono le temperature ambiente osservate nella pratica in edifici reali, in un intervallo di funzionamento normale.
Sono due grandezze diverse. Una valvola tarata su 25 °C in posizione 4 non porterà mai la stanza a 25 °C se l’impianto non ha la potenza per farlo, se le dispersioni sono alte o se la centrale termica manda acqua a bassa temperatura. In quel caso la posizione 4 resta aperta praticamente sempre, e la stanza si ferma dove riesce.
Ecco perché entrambe le tabelle possono essere corrette e insieme inutili. La prima ti dice cosa hai impostato, la seconda cosa hanno ottenuto altre persone in altre case.
Come trovare la scala esatta della tua valvola
Il dato attendibile per il tuo modello è nel manuale o nella scheda tecnica del produttore, dove compaiono due valori chiave: la taratura minima di regolazione, che coincide con la posizione antigelo, e la taratura massima, che corrisponde all’apertura completa.
Se hai questi due numeri, le posizioni intermedie si ricavano per interpolazione, perché la scala delle teste meccaniche è sostanzialmente lineare tra i due estremi.
Calcola la scala della tua valvola
Inserisci i due valori che trovi sulla scheda tecnica della testa termostatica. Se non li trovi, lascia i valori predefiniti: corrispondono a una taratura molto diffusa.
| Posizione | Temperatura impostata |
|---|---|
| 1 | — |
Calcolo lineare tra i due estremi che hai inserito. Vale per le teste meccaniche a dilatazione di liquido. Le teste elettroniche e quelle programmabili mostrano di norma la temperatura direttamente in gradi e non hanno bisogno di questa conversione.
L’errore che costa di più: la valvola non è un rubinetto
È l’abitudine più diffusa e la più cara. Si entra in una stanza fredda, si gira la manopola su 5 per scaldare prima, e la sera si trova la stanza troppo calda.
Il ragionamento sembra sensato ma parte da un presupposto sbagliato. La testa termostatica non dosa la portata in proporzione al numero scelto: lascia passare l’acqua alla massima portata finché la stanza non raggiunge la temperatura impostata, poi inizia a chiudere.
Questo significa che una stanza a 16 °C si scalda praticamente alla stessa velocità sia con la valvola su 3, sia con la valvola su 5: in entrambi i casi la valvola è completamente aperta, perché la temperatura è ancora lontana dall’obiettivo. La differenza compare solo in prossimità del valore impostato, dove la valvola inizia a chiudere progressivamente.
Il risultato pratico è che sul 5 non arrivi prima a 20 °C. Ci arrivi nello stesso momento e poi continui a salire, con una stanza surriscaldata, un consumo maggiore e spesso una finestra aperta per compensare.
C’è un secondo effetto meno noto. Le schede tecniche dichiarano un tempo di risposta nell’ordine dei venti minuti: è il tempo che l’elemento sensibile impiega a percepire il cambiamento e ad agire. Girare la manopola più volte nell’arco di un’ora significa dare comandi a un sistema che sta ancora eseguendo il precedente.
Dove si trova la testa cambia il risultato
L’elemento sensibile è dentro la manopola, non nella stanza. Legge la temperatura dell’aria che ha immediatamente intorno, e se quell’aria non rappresenta la stanza la regolazione sbaglia in modo sistematico.
| Situazione | Cosa succede |
|---|---|
| Tenda lunga che copre il radiatore | La testa legge aria calda intrappolata e chiude troppo presto: la stanza resta fredda |
| Mobile o divano addossato | Stesso effetto, con in più una parte del calore che non arriva in ambiente |
| Mensola o copritermosifone sopra | Ristagno di aria calda sulla testa, chiusura anticipata |
| Testa rivolta verso l’alto in nicchia | Lettura poco rappresentativa; alcuni modelli prevedono il montaggio orizzontale |
| Radiatore sotto una finestra con spifferi | La testa legge aria fredda e tiene aperto più del necessario |
Prima di concludere che la valvola è tarata male, vale la pena verificare che possa leggere l’aria della stanza. È una correzione a costo zero. Se il problema è invece l’aria fredda che scende dal vetro, il punto di intervento è un altro: lo trovi in come isolare le finestre dal freddo.
In condominio: quello che la valvola non può fare
Nei condomini con impianto centralizzato a distribuzione verticale, la termoregolazione è diventata obbligatoria insieme alla contabilizzazione del calore con il D.Lgs. 102/2014, che ha recepito la direttiva europea sull’efficienza energetica. È il motivo per cui queste valvole sono comparse su milioni di radiatori italiani nello stesso periodo.
Da qui nasce un equivoco frequente. La valvola può ridurre l’apporto di calore, ma non può aumentarlo oltre quello che la centrale termica fornisce. Se l’acqua in circolo è meno calda del necessario, o se l’impianto non è bilanciato, la posizione 5 non produce alcun effetto aggiuntivo rispetto alla 4.
Vale anche la pena ricordare che la spesa non dipende solo dai tuoi consumi volontari: una quota resta fissa e ripartita millesimalmente. Chiudere tutto per un inverno intero non azzera la bolletta, e nel frattempo può creare problemi di umidità nelle stanze non riscaldate.
Che numero impostare, stanza per stanza
La posizione tarata intorno ai 20 °C è il punto di partenza ragionevole. Da lì si corregge in base a quello che senti, non a quello che dice la tabella.
Una posizione più bassa è spesso sufficiente e migliora il sonno. L’aria più fresca però trattiene meno vapore: tieni d’occhio la condensa.
Meglio una posizione bassa che lo zero. Una stanza fredda e chiusa accanto a stanze calde è il punto dove il vapore condensa.
Le indicazioni sui limiti di temperatura degli impianti termici e sulle buone pratiche di regolazione sono descritte nei materiali divulgativi di ENEA.
Sul rapporto tra gradi, percezione del comfort e umidità abbiamo una guida dedicata: temperatura ideale in casa in inverno. Sul rischio che nasce dalle stanze tenute fredde, il riferimento è umidità ideale in casa in inverno.
Sei errori frequenti
- Girare su 5 per scaldare prima. Non accelera nulla, sposta solo il punto di arresto.
- Cambiare posizione più volte al giorno. Con tempi di risposta nell’ordine dei venti minuti, la valvola insegue comandi contraddittori.
- Coprire il radiatore. Tende, mobili e copritermosifoni falsano la lettura in modo sistematico.
- Portare tutto a zero nelle stanze vuote. Risparmio marginale, rischio concreto di condensa e muffa sulle superfici fredde.
- Aprire la finestra invece di abbassare la valvola. Se la stanza è troppo calda, il problema è l’impostazione, non l’aria.
- Attribuire alla valvola colpe dell’impianto. Aria nel radiatore, mancato bilanciamento o mandata bassa non si correggono dalla manopola.
Domande frequenti
Fonti e metodo
Per i punti verificabili di questa guida consultiamo fonti istituzionali, normativa vigente e documentazione tecnica dei costruttori. Le tarature indicate sono valori tipici: il dato valido per il tuo apparecchio resta quello del manuale del produttore.
- ENEA — impianti di riscaldamentoIndicazioni divulgative su regolazione, efficienza e gestione degli impianti termici domestici.
- UNI EN 215:2019 — Valvole termostatiche per radiatoriNorma tecnica che definisce requisiti e metodi di prova delle valvole termostatiche.
- D.Lgs. 102/2014 — efficienza energeticaRecepimento della direttiva 2012/27/UE, con gli obblighi di termoregolazione e contabilizzazione.
Nota: informazioni generali. Per interventi su impianti termici, sostituzione di valvole, sfiato dei radiatori o problemi persistenti rivolgiti a un professionista qualificato.
