In 30 secondi
- Conta il comune, non la regione. L’Italia è divisa in sei zone climatiche in base ai gradi giorno, e l’altitudine può cambiare tutto tra due paesi vicini.
- Si va dal 15 ottobre al 1° dicembre a seconda della zona. La zona F non ha limiti di periodo né di orario.
- Le ore indicate sono un massimo, non un obbligo, e vanno distribuite tra le 5:00 e le 23:00.
- Fuori dal periodo ordinario, il DPR 74/2013 consente l’accensione solo se le condizioni climatiche la giustificano, con una durata giornaliera non superiore alla metà del limite ordinario; eventuali ordinanze locali possono aggiungere indicazioni specifiche.
Ogni autunno la stessa scena: fuori si sono abbassate le temperature, in casa si sta male, e qualcuno in condominio dice che «non si può ancora accendere». Ha ragione? Dipende — e non dalla regione in cui vivi, come quasi tutti credono.
Le regole sono fissate dal DPR 74/2013, che riprende l’impianto del DPR 412/1993. Il territorio italiano è diviso in sei zone climatiche, dalla A alla F, assegnate comune per comune. Vediamo come funziona davvero, comprese le tre cose che quasi nessuno spiega.
Il calendario per zona climatica
Ogni zona ha una data di accensione, una di spegnimento e un tetto di ore giornaliere.
| Zona | Periodo | Ore massime al giorno | Esempi |
|---|---|---|---|
| A | 1 dicembre – 15 marzo | 6 | Lampedusa, Porto Empedocle |
| B | 1 dicembre – 31 marzo | 8 | Palermo, Reggio Calabria, Messina, Trapani |
| C | 15 novembre – 31 marzo | 10 | Napoli, Bari, Salerno, Cagliari |
| D | 1 novembre – 15 aprile | 12 | Roma, Firenze, Genova |
| E | 15 ottobre – 15 aprile | 14 | Milano, Torino, Bologna, Venezia |
| F | Nessun limite | Nessun limite | Belluno, Trento, Cuneo (oltre certe quote) |
Fonte: DPR 74/2013. Gli esempi sono indicativi: la zona è assegnata al singolo comune, non alla provincia. Verifica sempre eventuali ordinanze comunali in vigore.
Perché il tuo vicino di provincia può avere regole diverse
La zona non si decide guardando una cartina. Si calcola con i gradi giorno, un indice che somma, per ogni giorno della stagione, le differenze positive tra i 20 °C convenzionali interni e la temperatura media esterna. Più il valore è alto, più il comune è freddo.
Roma ha 1.415 gradi giorno e ricade in zona D. Milano ne ha 2.404 ed è in zona E. Ma il punto interessante è un altro: l’altitudine pesa più della latitudine. Un comune di montagna in Calabria può stare in una zona più fredda di una città costiera del Nord. E all’interno della stessa provincia, due paesi a quote diverse possono ricadere in zone diverse.
La zona del tuo comune è indicata nell’allegato A del DPR 412/1993, che elenca tutti i comuni italiani con altitudine, gradi giorno e lettera assegnata. Se hai dubbi, l’ufficio tecnico comunale è la fonte più sicura — e l’informazione ti servirà anche per altre pratiche, dagli incentivi al dimensionamento dell’impianto.
“Ore massime” non significa quello che sembra
È il fraintendimento più comune. Quattordici ore in zona E non vuol dire che l’impianto debba restare acceso quattordici ore, né che debba funzionare di seguito.
È un tetto. Puoi usarne quattro, otto o dodici. E puoi spezzarle: tipicamente due o tre accensioni, la mattina presto e la sera, quando la casa è occupata. Il totale giornaliero non deve superare il limite della zona.
C’è però un secondo vincolo che si dimentica spesso: il funzionamento deve restare compreso tra le 5:00 e le 23:00, per tutte le zone tranne la F. Un impianto in zona D con dodici ore disponibili non può quindi lavorare oltre le 23.
Impianto centralizzato o autonomo: chi deve rispettare cosa
Qui sta la vera differenza pratica, e le due situazioni non vanno confuse.
Con un impianto centralizzato, tipico dei condomini, la gestione è collettiva: il responsabile dell’impianto stabilisce gli orari nel rispetto dei limiti applicabili. Fuori dal periodo ordinario non vale però una regola assoluta di “divieto fino alla data”: l’articolo 4, comma 3, del DPR 74/2013 consente l’attivazione quando condizioni climatiche particolari la giustificano, ma con durata giornaliera ridotta a non più della metà di quella ordinaria.
Con un impianto autonomo sei tu a gestire l’accensione, ma non significa che ogni limite scompaia. Il periodo stagionale previsto dal DPR resta il riferimento. La sola durata giornaliera può non applicarsi in alcuni casi espressamente previsti dal comma 6, per esempio per singole unità immobiliari dotate di un sistema di termoregolazione con programmatore giornaliero che consenta almeno due livelli di temperatura e lo spegnimento del generatore secondo le necessità dell’utente. I limiti di temperatura interna restano comunque da rispettare.
Una pompa di calore utilizzata per la climatizzazione invernale rientra nel quadro degli impianti termici: non è corretto considerarla automaticamente esente solo perché non brucia combustibile. Le eventuali deroghe dipendono dalla configurazione e dai casi previsti dalla norma, non dal semplice fatto che il generatore sia una pompa di calore. Per la parte energetica, vedi anche quanto consuma una pompa di calore.
A quanti gradi si può tenere casa
Il calendario dice quando. La normativa dice anche quanto.
| Tipo di edificio | Temperatura massima | Tolleranza |
|---|---|---|
| Residenziale, scuole, uffici | 20 °C | +2 °C |
| Industriale, artigianale | 18 °C | +2 °C |
| Strutture sanitarie e assistenziali | Non soggette agli stessi limiti | |
Molti ricordano il valore di 19 °C e credono sia ancora quello in vigore. Apparteneva al decreto emergenziale firmato nell’ottobre 2022 durante la crisi energetica, che ridusse di un grado le temperature e di quindici giorni il periodo di accensione. Era una misura straordinaria: dalla stagione successiva si è tornati al regime ordinario.
Vale comunque la pena ricordare il motivo per cui quel decreto scelse proprio un grado: la differenza tra 20 e 21 °C sui consumi non è trascurabile. Se cerchi il punto di equilibrio tra comfort e bolletta, ne abbiamo parlato in temperatura ideale in casa d’inverno.
Quando il sindaco cambia le carte in tavola
Le date del DPR non sono immutabili. In presenza di condizioni climatiche particolari — un’ondata di freddo anticipata, un ritorno di gelo a primavera — il sindaco può emettere un’ordinanza che anticipa o posticipa il periodo.
Di norma queste deroghe concedono un numero ridotto di ore rispetto a quelle ordinarie, spesso circa la metà. È il motivo per cui in certi anni si legge «riscaldamenti accesi in anticipo, ma solo per alcune ore».
Prima di accendere fuori periodo, verifica due cose: la regola nazionale dell’articolo 4, comma 3, e le eventuali disposizioni pubblicate dal tuo comune. Le ordinanze locali possono essere importanti, ma non sono l’unica base da considerare.
Cosa fare prima della prima accensione
La data giusta serve a poco se l’impianto parte in cattive condizioni. Cinque verifiche che fanno la differenza sulla prima bolletta.
- Manutenzione e controllo fumi. Verifica le scadenze del libretto d’impianto: la manutenzione periodica non è solo un obbligo, è ciò che tiene il generatore efficiente.
- Sfiata i radiatori. Se la parte alta resta fredda e senti gorgoglii, c’è aria dentro: il radiatore scalda meno consumando uguale.
- Controlla le valvole termostatiche. Dopo mesi ferme possono bloccarsi. Ruotale al massimo e al minimo qualche volta prima dell’avvio.
- Libera i radiatori. Un mobile davanti o una tenda che li copre annulla buona parte della resa.
- Chiudi gli spifferi prima di alzare il termostato. È l’intervento con il miglior rapporto tra costo e risultato: ne parliamo in come isolare le finestre dal freddo.
E se non si rispettano le regole?
La normativa prevede sanzioni amministrative per il mancato rispetto dei limiti di esercizio degli impianti termici, a carico del responsabile dell’impianto — che in un condominio è di norma l’amministratore o il terzo responsabile, non il singolo condomino.
Gli importi variano in funzione della violazione e delle disposizioni applicabili. Più che il rischio di multa, però, il motivo pratico per rispettare i limiti è un altro: ore e gradi in più si traducono direttamente in euro sulla bolletta, e su una stagione intera la differenza è consistente.
Domande frequenti
Fonti e metodo
Le date, gli orari e i limiti di temperatura indicati derivano dalla normativa nazionale vigente. Le disposizioni comunali possono modificare il quadro: verifica sempre le ordinanze del tuo comune prima della prima accensione.
- Normattiva — DPR 74/2013, articolo 4Periodo annuale, durata giornaliera, attivazione fuori periodo e deroghe ai limiti di esercizio.
- ENEA — Impianti di riscaldamentoUso efficiente, regolazione e manutenzione degli impianti termici.
- ARERA — Guida alla lettura della bollettaComposizione della spesa per la fornitura di gas ed energia elettrica.
- ARERA — Portale ConsumiConsultazione dei consumi storici della propria fornitura.
- ISS — Ambiente indoorQualità dell’aria e condizioni microclimatiche negli ambienti confinati.
Nota: informazioni generali di orientamento. Per la situazione del tuo impianto e del tuo comune fanno fede la normativa vigente, le eventuali ordinanze comunali e, in condominio, le delibere assembleari.
